mercoledì 7 settembre 2011

Padre Brand

Sin da bambina consideravo i santi delle simpatiche figurine con le quali giocare. Mia zia Vittorina, anche detta "Zizia", aveva una collezione molto nutrita di santini. Da Santa Lucia a San Rocco, dalla Madonna di Pignola fino alla Madonna Nera e al Sacro Cuore di Gesù...C'erano davvero tutti, persino lui, il santo di Pietralcina. Padre Pio era diventato famoso per le stimmate: piaghe che aveva in comune con Gesù. Insomma Padre Pio sulle mani aveva le stesse ferite del Cristo. Certo la Chiesa non gli credeva. I suoi confratelli raccontavano che di notte Padre Pio lottava con il diavolo. I fraticelli giuravano di aver sentito provenire dalla sua cella urla disumane. Di certo frate Pio non avrebbe gridato in quel modo se gli fosse caduto un calcinaccio in testa, o peggio, se deambulando nella sua cella avesse urtato la scrivania o una seggiola di legno, questo, credo, avranno pensato i suoi confratelli. La causa di quelle urla era inequivocabile: Satana in persona stava tentando Padre Pio che, oltre alle stimmate, si era meritato anche lo stesso trattamento riservato al figlio di dio nel deserto. "Che culo 'sto Padre Pio", dicevo tra me e me mentre mia zia ne decantava le gesta eroiche e mia madre si affaticava a ripetere che lei aveva assistito ad una delle sue ultime messe. "La Chiesa era gremita di gente, lui celebrava alle 5 del mattino!", seguitava, instancabile, mia madre. "Fortunatissimo", dicevo io alla mia bambola e intanto infilzavo le orbite di santa Lucia con una forcina di ZiZia.
La schiera di santi disposta in fila ordinata sul comò di mia zia con al centro la boccetta a forma di Madonna di Lourdes- proveniente da Lourdes, contenente acqua stantia benché miracolosa di Lourdes- cominciò ad ingenerare in me qualche confusione. Posto che San Rocco fosse il santo animalista e Santa Lucia una sorta di Parca versione cristiana fra l'horror e lo splatter, gli altri mi apparivano tutti piuttosto simili. Così arrivai a confondere Padre Pio con Frate Indovino e un giorno, smarrita davanti ad uno strano calendario appeso al muro della cantina, chiesi a mia zia:"Ma adesso c'è anche il calendario di Padre Pio?". Bestemmia. Blasfemia. Non l'avessi mai detto. Mia zia levò un dito al cielo e la sua figura crebbe sino al soffitto. Zizia era una vecchina piccola e incartapecorita con i capelli sale e pepe raccolti sulla nuca ma in quel momento mi appariva enorme. Si era tramutata nella statua della Minerva e mi guardava dall'alto della sua sapienza da Agiografa. I suoi occhi "ghianghi" (tradotto: bianchi ovvero celeste acquerello) mi fissavano severi. "Quello è Frate Indovino, figliò! Chi dì? Mica tiene le mani imbasciate?", disse piccata. Caspita, è vero. Le stimmate! Avevo commesso un errore imperdonabile e mia zia si sentì ferita nel suo animo di educatrice religiosa.
A ben guardare in effetti Padre Pio e Frane Indovino non si assomigliavano molti, l'uno era una specie di Mago Otelma della Chiesa l'altro Paolo Fox Ave Maria...Ma vabbè...Capita. Da allora, però, feci più attenzione alle apparizioni del frate di Pietralcina nella mia vita.
Di pomeriggio, insieme con mia nonna, mi sciroppavo tutte le trasmissioni sui misteri e i casi di cronaca nera italiani. Tra ricostruzioni di delitti e Madonne dal volto insanguinato, di tanto in tanto, veniva fuori l'ultimo miracolo profumato del solito Padre Pio, quello che faceva Wrestling con il Diavolo (chissà se l'ha mai preso per le corna?Mah... Misteri della fede, è proprio il caso di dirlo!). Tutti i "miracolati" del frate dalle mani fasciate sostenevano di aver sentito un forte olezzo di violette-orchidee o fiori viola, il frate evidentemente usava "Glad lavander an violet" molto efficace contro i cattivi odori. Ma nessun redivivo se l'è chiesto almeno fino a che non è arrivato il tempo della beatificazione.
La Chiesa che crede solo ai soldi e mai ai santi o ai criminali interni (preti pedofili), osteggiava in ogni modo Padre Pio. Ma poi deve aver capito che il santo era una inesauribile fonte di guadagno.
Si narra, infatti, che, prima di decidere se inserire o meno la candidatura di Padre Pio tra quelle che continuano il processo di selezione per la beatificazione, l'amministratore delegato della Holding Chiesa S.p.a abbia incaricato l'ufficio marketing di testare il prodotto su alcuni consumatori. L'esperimento è stato condotto anche attraverso i potenti mezzi di comunicazione vaticani da Radio Maria al Tg1. E il responso è stato unanime:"Padre Pio spacca!". Finanche nelle carceri.
Leggenda: RUM: responsabile ufficio marketing. Ad: amministratore delegato.
Dialogo tra il responsabile dell'ufficio marketing e l'ad della Holding giallo-bianca. RUm:"L'indice di gradimento di Padre Pio è pari al 100%. Tutti i nostri consumatori dichiarano di adorare i prodotti con la sua effige. Basta nominarlo per avere versamenti e offerte. Persino l'otto per mille viene versato con più zelo se c'è mister San Giovanni Rotondo di mezzo! Solo Papa Giovanni Paolo II aveva dato questi risultati prima d'ora". Ad:"Senta, e i pellegrinaggi?". RUM:"San Giovanni Rotondo è seconda solo a Lourdes. L'opera romana pellegrinaggi è entusiasta, ha già predisposto nuovi autobus!". Ad:"Perfetto!". RUM:"Ah, un'altra cosa. C'è da registrare un dato non marginale". Ad:"Quale, mi dica?". RUM:"Anche i criminali lo apprezzano molto. Un boss della camorra ha già ordinato 4 statue in gesso del frate e dice che se lo faranno santo ne vuole altre da regalare ai suoi 'cumparielli'..". Ad:"Sì, ma questo se lo tenga per sé. Insomma noi siamo contro la criminalità, cioè nel senso, la nostra strategia di comunicazione prevede questo. Mi raccomando, non si faccia scappare l'informazione con nessuno. Comunque faccia recapitare al contribuente le statue e ne prepari 3 per il dottor Luciano Moggi e Callisto Tanzi. Mi raccomando, solo le migliori!". RUm:"Certo, certo".
Come previsto, la beatificazione, avvenuta il 16 giugno del 2002, fece il pienone. Piazza San Pietro era gremita. Nonostante il caldo e la voce tremolante di Papa Wojtyla la folla accorsa da ogni dove era entusiasta. E, in quell'occasione, il merchandaising di Padre Pio travalicò il confini del Sud Italia e prese ad essere distribuito anche al centro. Comparvero per la prima volta delle bottigliette con l'immaginetta del Santo.
"Acqua di Padre Pio", gracchiava un ambulante napoletano sventolando una bottiglietta blu sotto il mio naso. Io ero in gita col collegio. In piedi sotto il sole caldo di un torrido giugno romano mi interrogavo sul destino del quasi-santo di Pietrelcina. A giudicare dal bagno di folla, Padre Pio prometteva bene. I presupposti per diventare una rock star c'erano tutti, ma anche quelli per essere il brand più forte della Holding Chiesa, roba che il Babbo Natale della Coca Cola a confronto è un principiante. Le suore liquefatte nei loro abiti di cotone bianco sorridevano ed io, stretta nel mio fazzoletto di stoffa rossa che mi ricadeva a triangolo sull'addome, giurai odio profondo al beato rockenroll.
"Ma mica è colpa di Padre Pio, se ne hanno fatto un commercio!". Mia madre provava ad arringare in favore del Santo, difendendolo dalle mie accuse. "Prima che arrivasse lui in chiesa non si era mai vista un cassetta di offerte accanto ad una statua. Vicino alla sua non solo c'è la casetta, ma è indicata anche la cifra da inserire per far sì che si accenda la luce. 1 euro!!Capito? Ladro!", replicavo io battendo i pugni sul tavolo e procacciandomi il favore della fazione anticlericale della mia famiglia.
Zizia mi guardava di sottecchi da una foto a colori. Se fosse stata presente mi sarebbe saltata addosso e mi avrebbe graffiato la faccia. "Nipote degenere", deve aver pensato mentre in cielo si rifaceva le trecce e spettegolava con Santa Lucia. "Tu a quelli non li vedi. Ma m nvod s'è fatta inzollente assai!". Santa Lucia, memore delle mie angherie, annuiva rancorosa e, in segno di approvazione, sollevava il piattino contenente gli occhi e lo puntava (dall'alto) verso di me, per rinvenire sul mio volto i segni della devianza. "Giovani di oggi, Vittorina. Non hanno rispetto nemmeno per i santi", diceva a mia zia la Santa orba.
Ma non era tutto. Ad accrescere la mia antipatia nei confronti del beato di Pietralcina che, intanto era stato fatto santo, contribuì un'altra apparizione assai strana nella mia vita.
I due dipendenti della Chiesa S.p.A dovevano essersi sbagliati o forse anche nella criminalità si era sparsa voce del talento del santo campano. Fatto sta che persino la mafia calabrese era stata contagiata dal "fenomeno di Padre Pio". Tutta colpa di Radio Maria, pensai quando vidi nel cortile di un affilato ad una 'ndrina di Isola capo Rizzuto una statua enorme del frate con le stimmate.
Il boss era religiosissimo. Rosari e madonne sbucavano da ogni dove. Aveva i santini persino nei pantaloni. Affidandosi ai santi forse pensava di ritardare la sua morte. Sulla sua testa pendeva una condanna in terzo grado emessa dal Tribunale della Mafia. Aveva commesso un delitto, doveva pagare. E i mafiosi non fanno sconti a nessuno, nemmeno per intercessione di santi e madonne. Il delinquente calabrese, però, voleva provarci lo stesso. Ma accettava nel suo tempio solo i migliori, i più affidabili, miracolisti infallibili. Poteva mai mancare, dunque, il brand più forte della Chiesa italiana, il cavallo di razza dei santi, lo sfornamiracoli per antonomasia, San Pio da Pietrelcina? Eh, no. Perciò eccolo qui sul podio, al centro del giardino adibito a tempio, circondato da due aiuole fiorite. Non aveva nemmeno bisogno del solito deodorante segnala-miracoli. I fiori facevano bene il loro mestiere e il boss si augurava che, a forza di prostrarsi, sarebbe riuscito a strappare al santo una piccola grazia.
Padre Pio, Padre Pio, avrei voluto ignorarlo ma me lo trovavo in ogni dove. In Chiesa, ci stava. Quando smisi di frequentarla, però, pensavo che non l'avrei più visto. Che si sarebbe dimenticato di me. Che lui, le sue stimmate, il suo olezzo, i suoi miracoli e la sua storia mi avrebbero lasciato in pace. E invece no. Me lo ritrovo sempre tra i piedi. Sbuca da un ex voto, in un vicolo, sul vetro di un auto, allo stadio, nella casetta della posta, sui calendari appesi ai muri delle persone anziane.
Mia nonna ci aveva regalato una sua statuetta fluorescente. Mia madre l'aveva riposta in un angolo nascosto della mia libreria. Al buio diventava verde e, una volta, aprendo l'anta centrale del mobile, trasecolai e caccia un urlo. Qualche giorno dopo, nottetempo, mi armai di coraggio, riaprii lo sportello della libreria e mi infilai la statuetta sotto la giacca. Sgattaiolai fuori di casa furtivamente e, dopo essermi assicurata che non vi fosse nessuno in giro, lanciai Padre Pio nel bidone dell'immondizia. Lo vidi annaspare tra una buccia di banana e un assorbente Lines Seta Notte. Avevo ottenuto la mia rivincita. Credevo di essermi definitivamente liberata di lui. Ma, da qualche tempo, ho compreso che è praticamente impossibile.
Dovunque io vada me lo ritrovo tra i piedi. Anche nei luoghi di culto che non sono di sua pertinenza. Oramai manca solo che lo pubblicizzino in televisione, tipo il "Prez" il rosario elettronico che, puta caso- rarissimo caso, pressoché impossibile, diciamo pure irrealizzabile visto che l'Ave Maria non conosce confini si sente anche sottoterra e in alta montagna dove gli stambecchi cantano l'Alleluia- Radio Maria non prenda, ti aiuta a non saltare le corone. Padre Pio è una persecuzione. Mi osserva, mi tiene d'occhio e mi ricorda con la sua presenza ossessiva che esiste, è nella mia vita, è imprescindibile, pur volendo non posso liberarmene. E'come Carlo Conti e Antonella Cleici messi insieme, i sorrisi stereotipati dei bambini dell'Antoniano a novembre e il cinepanettone con la velina a dicembre. Il gioco dei pacchi alle 8. Yara, Meredith e Sarah Scazzi. Padre Pio è come Brook di "Biutiful"; le altre muoiono e a volte resuscitano. Ma lei no. Lei rimane. Perché, parafrasando Megan Gale (una che al contrario dei tormentoni ever green è sparita subito, dopo aver occupato a lungo i nostri teleschermi con le sue imprese da Wonder Woman)in uno spot della Omnitel, "Tutto ruota intorno a lei". E, anche per la Chiesa, visti i fatturati, tutto ruota intorno al... Mc Donald di San Giovanni Rotondo!