sabato 10 settembre 2011

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La fine di un rapporto di amicizia nella vita reale coincide con la fine di una relazione nel mondo virtuale. Ormai funziona così. Sembra che i due mondi siano sovrapposti e in qualche modo inscindibili. Mi è capitato spesso di conoscere persone ad una festa o in una determinata occasione e di aggiungerle poi su facebook. Il secondo step della nostra conoscenza è avvenuto proprio attraverso il popolare social network. Un modo comodo e veloce, diciamo pure poco impegnativo, a volte, per approfondire una conoscenza. Scambio di link, di opinioni, frasi, articoli e canzoni. Sfoghi. Confidenze. Racconti ad un essere virtuale che in certe circostanze, quando si è soli e affranti e si ha bisogno di dialogare con qualcuno, può tornare assai utile. Quantomeno lo si sostituisce ad un amico reale. E, in assenza di occhi che frugano tra i pensieri, mani inquiete e voce tremolante, ci si vergogna meno delle proprie esternazioni. In fin dei conti non sono altro che frasi scritte su uno schermo di pc. Parole digitali alle quali, si pensa, verrà dato poco peso. Scorreranno veloci insieme con la serata appena trascorsa, a casa, ciascuno nella sua stanza davanti ad un pc. Insieme ma divisi dallo schermo, un filtro, un muro, un gap che, in certe amicizie, sembra incolmabile. Di fatti lo è se, per uno dei due, l'altro è scomodo. E, anche se a tratti si ha la sensazione di essere molto vicini, in seguito si scopre di essere quantomai distanti e si giunge alla conclusione che il mondo virtuale è una fabbrica di chimere ed illusioni almeno in fatto di relazioni. Ma procediamo per gradi.
Accade spesso che, conoscendosi sul web, quando ci si trova vis a vis si sia assolutamente in sintonia e un rapporto meramente virtuale si tramuti velocemente in una bellissima amicizia.
A me è successo circa un anno fa, quando sono uscita per la prima volta con una persona che avevo imparato a conoscere telematicamente. Mi incuriosiva molto, capita così di rado ultimamente che bisogna approfittarne subito, e io l'ho fatto. Non avevo nulla da perdere, il mio obiettivo era solo fare amicizia, conoscere un'altra persona. E così è stato.
Tra me e l'essere umano in questione c'è stata subito una bella sintonia. Certo, nonostante questo, non è stato affatto semplice essere accettati nella sua vita, entrare a far parte delle sue cose, guadagnarsi uno spazio "vero e sincero" all'interno della sua quotidianità. Peccato, però, che fosse uno spazio meramente virtuale. Perché i veri amici dell'essere umano suddetto erano altri e i fatti mi hanno dato ragione. Non sto qui a raccontare quale emozione ho provato quando il mio caro amico ha biascicato, per la prima volta, timidamente "un ti voglio bene" per telefono; lo ammetto avevo il cuore in gola e non mi capitava da tempo. Ma quella scena, rivista adesso,a rallentatore, mi sembra una stupida illusione. "Era tutto finto", mi ripeto, o forse, allora, era vero ma, ora, non lo è più. Chissà.
Non sto qui, ancora, a ricordare tutte le scemenze fatte insieme, le risate, le serate trascorse a chiacchiere, i pomeriggi a progettare, pensare, ideare, le ultime ciarle fiume in notturna, i pianti, gli abbracci, le paroline dolci e le promesse alle quali, forse, non ho mai creduto davvero e, ora, mi dico: "Per fortuna".
Non mi piace elencare tutti i momenti della costruzione di una presunta amicizia importante ma lo sto facendo e, ripercorrendo le varie tappe di questa odissea, mi domando se la collana d' oro che pensavo di avere in mano non fosse soltanto uno squallido ciondolo di bigiotteria, visto che l'amico ideale mi ha fortemente deluso. La persona alla quale mi ero legata oltre misura tanto da essere quasi gelosa mi ha messa da parte come una chitarra scordata, una bambola rotta, un Sapientino vecchio e petulante. Mi ha voltato le spalle, o meglio, ha tramato alle mie spalle, in silenzio, fingendo essermi ancora amico, di essere dalla mia parte. Ma io che lo conosco meglio di chiunque altro e sono in grado di immaginare le sue espressioni e le sue frasi, so bene quali pensieri, quali meschinità e quali parole astiose e cattive mi ha destinato in questi mesi di silenzio. Io So quali epiteti spregiativi sono stati accostati al mio nome. E questa consapevolezza mi fa più male di ogni altra cosa. Avrei preferito un insulto diretto, un dileggio urlato in faccia, una secchiata d'acqua, piuttosto che una trama ordita in sordina servita con i guanti bianchi in piatti lucidi come specchi argentei.
Dunque mi è toccato correre ai ripari e attuare la soluzione finale. In una parola: cancellare. Come? Tramite i social network. Ti elimino dalla mia vita togliendoti dai mie collegamenti. Estromettendoti da tutto ciò che concerne me, i mie interessi, le mie passioni. Qual è la funzione cardine di un social? La condivisione, che poi è alla base di ogni amicizia.
Cancellare qualcuno dai propri amici virtuali vuole dire non avere più nulla da dividere con quella persona. Sottotesto: non voglio più mettere in comune nulla con te. Non ti voglio nel mio mondo, nella mia koinè. Sei fuori. Trattamento da riservare solo ai traditori.
Quando l'ho subito, in fondo, non l'ho accettato. Mi sono ribellata a modo mio. Non mi sono arresa, mi sono difesa. Sono una guerriera e penso che se vogliamo possiamo cambiare ciò che non ci piace. Non sono pavida, lotto fino alla fine, se tengo a qualcuno o a qualcosa.
Da epuratrice, invece, non ho ottenuto le stesse risposte. L'ostracizzato si è limitato a richiedere l'amicizia su fb, come se fosse l'unico social esistente, e poi stop.
Ma Faccialibro è solo la piazza virtuale più in vista e più frequentata dai "contatti" in comune, ai quali non vuoi far vedere o far capire, è una questione di apparenza, di status simbol, concetti lontani anni luce dall'amicizia. Ergo, anche se a malincuore, credo di aver fatto bene.
Fuori dalla mia vita virtuale chi non è mai di fatto entrato nella mia vita reale e mi ha tenuta ai margini della sua. Delete.