lunedì 9 dicembre 2013

I misteri della fede: gli Hare Krishna sbarcano a Potenza.

Strani incontri nel capoluogo. Capita che in un supermercato potentino la squinternata affamata s'imbatta in un monaco induista. Le vie del Signore sono infinite.
"La fame fa brutti scherzi" è un mantra che ho coniato qualche sera fa mentre facevo il mio ingresso in un supermercato di Potenza. Mi era sembrato di vedere un monaco vestito d'arancio, un seguace di Krishna è chiaro. "Non è possibile, ho talmente tanta fame che comincio ad avere le visioni", mi sono detta. "A Potenza gli Hare Krishna non si sono mai visti, smettila di farneticare e compra da mangiare prima che la follia abbia il sopravvento", mi ammoniva la mia coscienza. Ok, mi dirigo verso il banco dei salumi, prendo il mio numeretto e mi metto in coda. Mi volto e la presunta visione mi si avvicina. Si tratta di un ragazzo sulla trentina, pelato, che indossa una giubba verde sull'abito color "zafferano" (giallo\arancio). Mi sorride e mi porge un libro dicendomi che vorrebbe parlarmi di Krishna e del suo messaggio. Io adoro gli Hare Krishna, a Roma li vedevo spesso in giro con i loro tamburelli, mi sembravano dei folletti in festa, allegri e pacifici. Le signore in attesa di affettati e formaggi mi guardano inorridite. Una bambina tira la giacca alla mamma indicando "quello strano signore vestito da carnevale", la madre la zittisce:"E'un monaco!". Nessuno però osa avvicinarlo, tutti scuotono il capo quando il folletto indù tenta un approccio. Tendere il libro per fare proseliti è una pessima strategia di marketing, è vero che i testi induisti non assomigliano affatto ai depliant illustrati dei testimoni di Geova, però la tattica è la stessa, la gente si confonde e scappa. Tanto più che i potentini non sono abituati a vedere monaci induisti in giro per la città, nei supermercati per giunta, dove alle otto di sera il pensiero è uno solo:cosa preparo per cena? Mettici pure che siamo montanari, diffidenti per natura, e va da sé che il povero monaco gironzoli tra gli scaffali alla disperata ricerca di interlocutori che si limitano a scrutarlo da lontano ma, appena lui si avvicina, gli voltano le spalle. Io non avevo molti soldi con me. E, pur essendo interessata alla pubblicazione, per evitare di consegnare ben presto la mia anima ad un qualsivoglia essere divino, sono stata costretta a dare la precedenza allo stomaco. L'hare krishna ha storto il naso, tuttavia era nel suo interesse attendermi e si è adeguato. Quando mi sono riavvicinata, sotto lo sguardo vigile della cassiera, della bambina curiosa e della madre e di molta altra gente che si nascondeva dietro pacchi pasta e merendine, ho notato che il gracile religioso aveva uno strano colorito, da attribuire forse alla cucina macrobiotica. Gli adepti di Krishna, infatti, non mangiano né carne né pesce né uova; pensa tu che sofferenza deve essere stata per lui aggirarsi tra gli scaffali traboccanti di tutta questa roba! Questo ci dà la misura della nostra città. In giro non c'è nessuno. La gente, che si muove rigorosamente in macchina, affolla i centri commerciali e gli ipermercati. La crisi è la crisi ma per la mamma lucana il cibo viene prima di ogni cosa. Primo comandamento della brava massaia: praticare sempre la cucina antisciupo. Il grasso è bello, il magro è malato anzi "sciupato", che è peccato! Comunque, alla fine, convinta dalle argomentazioni del monaco, da cliente già ben predisposta all'acquisto poiché affascinata dall'Oriente e dalle sue filosofie di vita, ho acquistato il libro. L'hare Krishna veniva dall'Umbria. Ogni quattro anni circa la sua comunità si mette in viaggio per la Basilicata. "Non veniamo spesso qui, la Basilicata è lontana". "Beh- avrei voluto rispondergli- a conti fatti non lo sarebbe, il problema è che la Basilicata è isolata, mal collegata". Nonostante la carenza di infrastrutture, però, i missionari induisti di tanto in tanto vengono a farci visita e sconvolgono il trantran quotidiano di un microscopico capoluogo. Felice e sorridente, il folletto mi ha salutato ed è fuggito via. Appena mi sono avvicinata alle casse per pagare, la cassiera stanca mi ha interrogata:"Ma quanto costava il libro? A me la cosa interessava ma qui non ho avuto un attimo di tregua!". "Offerta libera, o quasi", ho replicato."Gli ho dato 3 euro e 50 in tutto, non avevo altro". La cassiera ha sorriso e ha seguitato a battere scontrini, sbagliando e commentando ad alta voce:"Mamma mia stasera non ne combino una buona!". Forse una chiacchiera con l'inusuale cliente le avrebbe fatto bene, perlomeno, anche se per poco, le avrebbe fatto dimenticare le fatiche del suo vivere quotidiano e quella folla di consumisti accaniti che brandiva panettoni in offerta. Attraversando le strade deserte della città a tarda sera, ho notato che accanto ai tanti negozi chiusi, le sale scommesse e slot, le "macchinette", proliferano e, un po'come i supermercati, sono sempre piene. La gente fa la fila per tentar la fortuna. Uno dei principi regolatori del movimento spirituale Hare Krishna è "non praticare il gioco d'azzardo". Forse, in una città come la nostra, dove tanti sedicenti "cristiani" piccolo borghesi dilapidano i loro averi nelle sale giochi, le prediche dei monaci orientali venuti da lontano sarebbero molto più efficaci dei sermoni sull'argomento pronunciati da un vescovo con le mani sporche. MISTERO DELLA FEDE!