giovedì 1 dicembre 2011

Gli anni sbagliati

Ci sono periodi della nostra vita in cui ci sentiamo sospesi. Ci sembra di vivere in un non-tempo, e ci chiediamo se effettivamente quella vita ci appartiene. E'questa forse la mia vita? Chi è costui o costei che agisce, parla, si muove, cammina, servendosi del mio corpo, di me? Sono domande che alcuni non si pongono mai. Forse perché le considerano retoriche. Le risposte sono pressoché scontate. Ma non siamo tutti uguali. Purtroppo, direi. A volte sarebbe meglio evitare di interrogarsi sul senso delle cose, della propria vita, basterebbe viverla. Eppure se si arriva a porsi certi quesiti evidentemente non si è certi che la vita che si sta vivendo sia la migliore tra quelle possibili. Non lo so. Penso, però, che ognuno di noi abbia bisogno del suo non-tempo,di una sorta di bozzolo nel quale nascondersi per poter poi sbocciare e rifiorire al momento opportuno. Migliore di prima e più conforme al suo essere reale. Ognuno ha bisogno di fuggire a rifugiarsi in un non-tempo per poter poi ritornare al suo tempo consapevole di sé stesso e delle sue reali potenzialità.
I non-tempi ci aiutano ad accettare le distorsioni dei nostri tempi che avremmo voluto diversi, almeno speravamo che si avvicinassero a ciò che sognavamo da bambini quando giocavamo con le bambole o alle maestre e immaginavamo per ciascuna di noi un radioso futuro da donna in carriera. Ma non tutte le Barbie finiscono ad ancheggiare su un tacco dieci ai vertici di un'azienda (menomale) anzi, col senno di poi vale la pena rivalutare Tania, quella che Barbie non era, ma ti rassicurava perché aveva un'aria più italiana e meno irraggiungibile. A guardarla, oggi, da laureate-masterizzate-un po'sfigate, ci si sente meno fallite. E ci si augura che un giorno tutto cambierà, e le nostre figlie potranno giocare con delle bambole migliori che rispecchino quanto meno degli ideali femminili più sani e, soprattutto, non maschilisti.
Chissà come sarà la Tania del futuro, chissà come sarà l'Italia del futuro. Chissà se riusciremo a mettere al mondo dei figli, noi della generazione sbagliata, noi che siamo nati nel momento sbagliato. Ci si illudeva che nascere in concomitanza con la vittoria di un mondiale di calcio fosse una bella fortuna ma, a conti fatti, sarebbe stato meglio venire al mondo qualche anno prima, quando si andava in piazza a lanciar le bombe. Sì perché, noi bambini dell'80, cresciuti a Nesquik e Bim Bum Bam, siamo stati prima costantemente riformati e poi fregati.
La storia ha avuto inizio alle superiori: riforma degli esami di stato, introduzione dei "crediti" al liceo, e nuove prove da superare. Va bene. Ci prepariamo per tre anni, impariamo l'analisi testuale, scriviamo articoli di giornale, e rispondiamo a domande aperte sui più svariati argomenti. Ce l'abbiamo fatta. Con la maturità in tasca varchiamo la soglia dell'università e ad attenderci troviamo un'altra sorpresa che si chiama, tanto per cambiare, riforma universitaria altrimenti detta "nuovo ordinamento". Eccoci a Roma, eccomi alla Sapienza.
Pensi che qualcuno ti darà una dritta, credi che poiché sei all'interno di un grande ateneo sia tutto ben organizzato, strutturato, delineato. Ma capisci che stai inseguendo l'ennesima chimera quando il tuo tutor disperato ti domanda:"Signorina lei ha capito la riforma?". E tu, immaginando che sia un tranello, che lui voglia testare la tua preparazione, ringalluzzita, ribatti:"Beh, sì...Abbastanza". Ovvero: "Forse c'è qualche punto che non mi è molto chiaro ma in linea di massima sì, penso di averla compresa". E lui, affranto:"Beh, allora me la spieghi perché io non ci ho capito molto. Sa, ero abituato ad un altro genere di università".
E meno male che lui era il tutor! Chi ben comincia è a metà dell'opera, dicevano gli antichi. Ma quando mai? Non c'è limite al peggio!
I ministri dell'istruzione sono cambiati, le loro idee sull'università pure, e anche i tuoi crediti. Ti sei iscritto alla specialistica, hai dovuto fare degli esami in più e,anche se il tuo preside di facoltà armato di bacchetta magica ha tramutato esami di estetica in esami di storia dell'arte per poter agevolare la tua iscrizione ad un corso di laurea magistrale appena nato, hai dovuto sgobbare più degli altri. Ma ti consolato raccontandoti che la conoscenza è un tesoro di inestimabile valore. Peccato che il mondo del lavoro non la pensi allo stesso modo. Così, da studente lodato e apprezzato, in tempi di crisi, dopo 20 anni di Mediaset, ti sei trovato ad essere un lavoratore troppo qualificato...
Volevo nascere quando Paolo Rossi non giocava nell'Italia, volevo nascere quando Barbara Palombelli e Lucia Annunziata tiravano sampietrini per strada, forse anche un po'prima, così magari a quest'ora condurrei in Mezz'Ora o al massimo starei in radio.
Volevo nascere meno sbagliata e meno sfigata, ma sono nata nel 1982, sono cresciuta con Baggio e Bonolis, e ogni notte sogno il funerale di Berlusconi proprio quando l'Italia sta per uscire dall'euro e ho ottenuto, oltre alle solite collaborazioni, anche il tanto agognato lavoro precario. Pensione? Cos'è? Un nuovo spred, un bond o un btp?
Certo Barbie non aveva di questi problemi né tanto meno Tania; a loro bastava sorridere cosparse di lustrini, o al massimo scimmiottare Miss Italia, per sopravvivere nelle nostre camerette rosa. Noi, invece, tutto ciò che abbiamo dobbiamo farcelo bastare e sperare che la situazione non peggiori. A volte vorrei tornare bambina e fuggire via a bordo di una scopa con la mia Baby Mia. Ad avercela!(la scopa o baby mia? Entrambe: ma posso sempre usare la folletto e il mio orsacchiotto: mutando l'ordine dei pupazzi, l'evasione dall'incubo non cambia).