mercoledì 12 dicembre 2012
A che ora è la fine del mondo?
I Maya avevano predetto che oggi sarebbe finito il mondo. Il 12-12-2012 non si sa bene chi e non si sa come (o perlomeno io non lo so, perché non credo all'escatologia)avrebbe dovuto porre termine alla vita su questa terra. Per mia nonna ogni catastrofe naturale preannuncia la fine del mondo. Ogni qual volta si verifica un terremoto o un nubifragio, nonna, rassegnata, sospira:"E'arrivata la fine del mondo". Ma per fortuna, finora, la sua nefasta previsione non si è mai avverata. E oggi, oltre a lei, hanno fallito anche i Maya. Non so se dire per fortuna o purtroppo, per quanto mi riguarda direi per fortuna perché in fondo sono curiosa di sapere come va a finire il romanzo della mia vita e vorrei davvero essere io a poterlo scrivere. In ogni caso io la mia valigia l'avevo preparata. Pensando, ingenuamente, che la fine di un mondo implicasse uno spostamento verso un altro. Qualche testimone di Geova mi avrebbe corretto dicendo che alla fine si sarebbero salvati solo loro e quindi, non essendo un'adepta, io non avrei avuto accesso all'Arca di Noè. Io avrei risposto che la loro arca è il Titanic, e che quindi, no grazie non ci salgo che la fine di Di Caprio proprio non la voglio fare. I cristiani mi avrebbero invitato a leggere l'apocalisse ed io avrei replicato che i Fantasy non mi entusiasmano, che dopo il Signore degli Anelli ho smesso di drogarmi e i viaggi verso la Terra di Mezzo si sono interrotti bruscamente...Potrei continuare all'infinito ma mi fermo qui, e ritorno alla mia valigia e al mio viaggio saltato. Ci avevo messo dentro tutto ciò che è stato per me questo mondo in trent'anni di vita, sin dal primo vagito emesso in ritardo- mi dicono- perché ero troppo occupata a guardarmi intorno. Volevo capire dove fossi capitata. E, quando mi sono fatta un'idea dell'ambiente in cui mi era toccato di nascere, ho strillato. In fin dei conti questa terra non era male. Tutto mi appariva colorato. Ma non è certo il "dì natale" che avrei portato con me. Nella mia valigia c'erano libri, pianti, baci, abbracci e un mucchio di penne. Nella mia valigia c'erano la fossetta di una persona, quella più importante. C'era la neve, la calza della befana e la Befana (Stefania). C'era la mia amica Sara e con lei c'erano tutti quelli che mi hanno accompagnato nel viaggio precedente, soprattutto coloro i quali mi accompagnano da sempre. La mia valigia, però, rischiava di essere pesante a causa delle assenze e, proprio mentre la disfacevo e pensavo a cosa avrei dovuto conservare, una voce dal passato mi è venuta a visitare. Era lei,l'assente, sotto altre sembianze. Non stavo parlando a telefono con lei, perché non potrei, ma con la voce di chi l'ha generata mi ha suggerito il bagaglio necessario per proseguire il cammino intrapreso. "Sii paziente", mi ha sussurrato, come solo lei sapeva fare dopo aver ascoltato. E io ho pensato che a volte, per poter andare avanti, bisogna guardasi indietro e ricordasi di chi avrebbe voluto essere con noi ma non ha potuto, e ho accettato di buon grado il suo consiglio, ripiegando all'interno del mio bagaglio la virtù dei forti.
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giovedì 25 ottobre 2012
Il diritto alla LAVATRICE
Era tanto tempo che non leggevo la traccia di un tema di italiano. A dire la verità non ricordavo neanche come fosse. Mi sembrano così lontani i tempi della scuola, la mia scuola, ormai una sorta di luogo onirico esistente sono in qualche film o, appunto, nei miei sogni. Senza scomodare la sindrome dell'epoca d'oro, nonostante tutto, potrei dire il periodo migliore della mia vita. Ma le tracce dei temi, eccetto qualcuna, non le ricordo. Ma, oggi, in una classe di un liceo di provincia, proprio come quello che ho frequentato io, un'insegnante ha chiesto agli alunni di parlare dei loro progetti per il futuro.
Non so, se le mie mitiche insegnati, al ginnasio o al liceo, mi abbiano mai inviata a riflettere sullo stesso argomento. Al ginnasio, forse, non erano ancora molto chiari i miei traguardi; vivevo in una sorta di limbo, sapevo che volevo scrivere, ma ero distratta da altro. Pensavo a risolvere i problemi che mi si presentavano giorno dopo giorno, e non erano pochi, a studiare e ad avvicinare il ragazzo che mi piaceva ma che, naturalmente, non mi degnava di uno sguardo, e al resto della mia vita: l'azione cattolica e i miei amici, che poi erano di certo la parte più importante ed impegnativa di questo strano romanzo. Se mi avessero chiesto cosa volevo fare da grande, al ginnasio, forse non avrei saputo rispondere. Magari avrei detto soltanto che volevo andare a vivere a Torino. I sogni di gloria e l'amore incondizionato per la Capitale sono venuti dopo, man mano che mi sono riappropriata di me stessa, anche se tra elementari e medie avevo già collezionato una lunga serie di figuracce(a mio avviso) a causa dei miei temi d'italiano.
Per l'autore, soprattutto a quell'età, non è affatto gratificante leggere ad alta voce i propri scritti, in classi diverse dalla propria per giunta. Ti accorgi, ad un tratto, di essere entrato nei pensieri dei tuoi compagni, immagini che ciascuno di loro abbia qualcos'altro per la testa, mentre tu ti inventi una virgola in più perché sei in debito d'ossigeno, ma scopri con grande rammarico che ti stanno ascoltando tutti con grande attenzione ed interesse e tutti, all'unisono, stanno pensando pressapoco la stessa cosa: "Ma tua vedi a 'sta secchiona". Terribile. Tu vorresti ingoiare il tuo compito e uccidere la tua insegnante pur di non sopportare quella tortura; la voce si incrina, la fronte si imperla di sudore e dall'ultimo banco si leva un riso sardonico poco rassicurante. L'umiliazione è la prova più dura per un adolescente che reagisce fuggendo. Eppure, contrariamente alle mie previsioni, avevo anche qualche ammiratore. Il loro sostegno mi ha invogliato a continuare, ad avere fiducia nei miei mezzi e arrivare a pensare, in primo liceo, di poter pubblicare su Repubblica e lavorare con Santoro. Film. Fantastiche pellicole la cui sceneggiatura è stata completata, in terzo, con ulteriori avvincenti sviluppi: la scrittura narrativa. Libri, viaggi, vita da intellettuale. In Capitale, è chiaro. Ma se mi avessero chiesto a 35 anni come mi immaginavo, non so se sarei stata capace di rispondere. Sono certa, però, che sarei stata ottimista, almeno per il lavoro, perché dipendeva da me, da brava formichina sognatrice. E ora? Se dovessi farlo adesso questo tema, ora che la scuola in teoria è finita, e che dovrei aver realizzato almeno qualcuno dei miei progetti, cosa ne verrebbe fuori? Sarebbe la descrizione di un labirinto, o meglio, di una selva oscura in cui la diritta via era smarrita e al posto del leone, della lupa della lonza, ci sono la Precarietà, la Disoccupazione e il Bunga bunga. E lo stato d'animo è quello di chi ha collezionato "esperienze", pubblicazioni e titoli, ma si trova in un vicolo cieco e non sa da dove cominciare a costruire, sul serio, la propria felicità, che implica la possibilità di lavorare laddove hai scelto di vivere, fare progetti con la persona che ami, comperare una stramaledetta casa, un divano, qualche libro, la cucina e una lavatrice.
La lavatrice. Mi incanto a guardarle inutilmente all'Euronics. E'stupido, ma a volte, oggi, a trent'anni mi scopro a sognare di possederne una e di riempirla di panni sporchi, le camice del mio compagno, che io stessa, abbracciandolo, ho imbrattato di trucco, la maglietta sporca di latte di un bambino e il mio grembiule macchiato di sugo e cioccolato. La lavatrice è il titolo del mio nuovo film, La lavatrice potrebbe essere il titolo di un racconto ancora da scrivere, e da completare (mi auguro), oppure una canzone del mio amico Jacopo Ratini, e magari potremmo suggerirla come slogan anche a qualche politico, se invece di cianciare di riforma elettorale e riscaldamento globale, volesse fornirci una soluzione.
Signor VendolaRenziBersani, SignoraPuppato, e tutti voi che mi volete votante alle primarie, mi dite come posso fare, a trent'anni, a comperare una lavatrice col mio primo "stipendio" se non sono un medico, non sono la figlia della Fornero, e non mi prostituisco? Ah, dimenticavo: non ho nessuna intenzione di essere choosy, mi accontento anche di una Candy di seconda mano.
martedì 23 ottobre 2012
Carmela poteva essere salvata
Carmela aveva 17 anni ed è morta per mano di uno stalker. Samuele da mesi perseguitava la sua ex fidanzata, Lucia Petrucci, la sorella di Carmela. I due si erano lasciati. Ma lui, Samuele, che su facebook (lo sappiamo tutti ormai) si faceva chiamare "Tigrotto", non si dava pace. Era ossessionato dalla gelosia. Immaginava, congetturava e si comportava come se Lucia fosse una sua proprietà. Un oggetto di cui disporre a proprio piacimento da vessare, ingiuriare e intimorire. Il fine? Evitare che lei si innamorasse ancora. Che donasse il suo cuore ad un altro, un ragazzo che sapesse amarla e, soprattutto, rispettarla. Samuele, raccontano le cronache, destinava a Lucia diversi messaggi, sms pare. In uno di questi, qualche giorno fa, era arrivato addirittura a scriverle:"Cenere sei e cenere ritornerai". Una minaccia di morte abbastanza esplicita. Lucia, spaventata e atterrita dal comportamento folle del suo ex fidanzato, si era rivolta ai carabinieri. Aveva dichiarato di essere perseguitata da Samuele via sms, e loro per tutta risposta cosa le hanno consigliato? Di cambiare numero di telefono. E la legge sullo stalking? Non era forse questo un caso di "atti persecutori", articolo 612 bis del codice penale? C'erano gli estremi per una denuncia, visto che la condotta di Samuele, per dirla in termini giuridici, era reiterata. Ovvero il ragazzo da tempo perseguitava la sua fidanzata, le rendeva la vita impossibile tanto da causarle uno stato di ansia. Se i carabinieri avessero fatto il loro dovere, se avessero invitato Lucia a sporgere denuncia per stalking, forse le cose sarebbero andate diversamente. Innanzitutto Samuele sarebbe stato diffidato dall'avvicinarsi a Lucia, certo magari l'avrebbe fatto lo stesso, ma in ogni caso qualche precauzione in più per la ragazza poteva essere presa. Adesso, però, l'unico colpevole della strage è il ragazzo, assassino reo confesso. Lui ha ucciso Carmela, che ha fatto da scudo alla sorella, ha ferito Lucia e si spera, anche se a ben guardare altri casi(Luca Delfino ad esempio) non c'è da essere ottimisti, verrà punito in maniera adeguata, ma chi avrebbe potuto evitare tutto questo invece non subirà alcuna conseguenza, resterà nella propria caserma e, un domani, magari, di fronte alle lamentele di un'altra presunta vittima di stalnikg, esclamerà con aria di sufficienza:"Le basta cambiare il numero di telefono, e lui non le darà più fastidio". C'è da stare tranquilli quando chi dovrebbe tutelarci non lo fa? C'è da tacere di fronte al lassismo delle forze dell'ordine? No. I carabinieri in questione andrebbero quantomeno denunciati per "omissione in atti d'ufficio".
Quest'anno in Italia sono state uccise 105 donne per mano di altrettanti uomini. Lo scorso anno 127. Il legislatore ha fatto qualcosa per proteggere le fasce deboli della società. Sono stati inseriti dei nuovi reati nel codice penale. Ma se chi dovrebbe far applicare le leggi nicchia, se chi dovrebbe difendere i cittadini sonnecchia, noi dobbiamo stare allerta e pretendere che chi ha sbagliato, chi non ha fatto tutto ciò che era in suo potere, si assuma le sue responsabilità e paghi. Perché con la sua omissione si è reso complice di un omicidio!
mercoledì 17 ottobre 2012
Poesia: Ora d'aria
Vetro smerigliato
in cui
si riflette
un cielo azzurro
battuto da cavalli
sbuffanti,
il mio lago d'autunno
è taciturno.
Neri tuffetti
rincorrono
tipiedi raggi
di sole.
Il crepuscolo reca con sé
un altro colore,
il verde
lascia passare
il marrone; rovi ardenti
occhieggiano ai piedi
di monti sapienti che,
in circolo
osservano
le evoluzioni del vento.
Il mio lago d'autunno
è trastullo e
rifugio,
dolce passeggio
per il precario
prigioniero
del NonLavoro.
mercoledì 3 ottobre 2012
L'essenziale è invisibile agli occhi
Sia nella vita che in televisione, alcune donne adulte non reggono il confronto con le trentenni. Mi riferisco ad una categoria ben precisa di signore: le donne tupperwere, modello diva trash. Ultraquarantenni in carriera che ostentano con una certa aggressività e cafoneria la loro presunta emancipazione. Signore che vestono firmate dalla testa ai piedi che spendono miliardi in borse pacchiane e scarpe dai tacchi vertiginosi. Donne egocentriche, esperte nel calamitare l'attenzione altrui e riempire lo spazio che inondano con le loro fastidiose voci civettuole dal volume sempre e comunque alto. Non sia mai che a qualcuno sfugga un particolare delle loro faccende mondane. Pagliacci dai modi discutibili. Ricoperte di fondotinta e lustrini ad ogni ora del giorno, dispensano consigli sul come accalappiare il miglior partito di turno. Donne ossessionate dalla posizione e dal tempo che avanza. Adepte del trucco eccessivo e del dio botulino. Donne intrappolate in abiti e jeans stretti, tirate, impastate, artefatte, costruite. Donne di plastica, appunto. Le madonne avvizzite non sopravvivono in assenza di competizione. E ogni occasione è buona per scaricare sugli altri anni di ansie, cattiverie e frustrazioni ed infliggere ai malcapitati le più turpi umiliazioni. Tali gentildame sono solite, altresì, mettere in difficoltà le colleghe più giovani. Un esempio? Simona Ventura vs Arisa.
La Ventura appartiene alla categoria della matrona cafonal appena descritta. Eccessiva in tutto. Sguaiata, appariscente ed esagerata, SuperSimo è rimasta folgorata sulla via di Sanremo dal candore lucano di Arisa e l'ha voluta con sé ad X Factor. Forse credeva che la cantante se ne stesse zitta zitta in un cantuccio. Che mostrasse riverenza nei confronti della conduttrice o che potesse disporne a suo piacimento. Ma Arisa non si è lasciata intimorire e, durante le selezioni di quest'anno, ha impartito una lezione di vita a donna Simona. La sfavillante conduttrice non capisce una cippalippa di niente, eccetto che di televisione. Non ha alcuna competenza né tantomeno possiede un adeguato bagaglio culturale. Ma, per fortuna, nostra signora dell'Ignoranza si contorna di giudici competenti. Elio, Arisa e Morgan. Gli ultimi due artisti puri che, spesso, scelgono talenti non condivisi dalla matrona.
Nel corso delle selezioni è accaduto spesso che la Ventura, com'è suo costume, infierisse su coloro i quali non le erano piaciuti con frasi populiste e qualunquiste. Roba del tipo:"Crederci sempre arrendersi mai". Lo slogan idiota che strillava al termine di ogni puntata dell'Isola dei Famosi. Insomma, già visto. Se non fosse che adesso non è più la regina incontrastata dello schermo e che accanto a lei ci sono persone sensibili e pensanti. Vedi Arisa.
I fatti sono i seguenti. Davanti ai giudici si presenta una ragazza abbigliata da Pin Up, molto convinta delle sue doti canore e non solo. La concorrente si mette subito in mostra per la sfacciataggine con cui si muove sul palco, certa di essere la migliore. Ma stona. Sbaglia tutto. E, secondo Morgan e Simona, "ammicca". L'ex bluvertigo esprime il suo parere e si ferma. Simona, acida, prende ad inveire contro l'aspirante show girl..."Tu ammicchi, non mi sei piaciuta, in questo paese siamo stanchi di gente che ammicca..." E così via. Se Arisa non l'avesse stoppata chissà cos'altro sarebbe venuto fuori da quelle fauci di cagna inferocita.
Rosalba ha redarguito la navigata signora della tv, più che quarantenne mamma di due figli, pluripremiata e osannata,facendole notare che ai candidati basta una risposta negativa per desistere, non c'è bisogno di umiliarli e mortificarli.
Chi viene dalla gavetta, come Arisa, sa bene quanto pesino le umiliazioni e le cattiverie gratuite. La matrona, da gran cafona immatura qual è, però, invece di mettere la coda tra le gambe e tacere, si è scagliata contro la cantante lucana dandole della "demagoga"- ognuno legge i fatti secondo le proprie categorie che, in tal caso, sono ben lungi da quelle kantiane- e facendole il verso. Non basta, per farle pagare l'offesa subita, il grave atto di lesa maestà, la Ventura ha preso a rimbeccarla, a scimmiottarla, e a contraddirla solo per il gusto di farlo. A porre fine alla futile querelle è stata la stessa Arisa che, per il bene del programma e della selezione, ha teso la mano all'anziana collega alla quale il botox deve aver dato alla testa. Rosalba ha riportato la pace nello studio dimostrando ancora una volta di essere più matura, seria (SIGNORA) e professionale della Simona nazionale. 1-0 per le trentenni. 1-0 per le giovani donne ricche di contenuto, e non vuoto contenitore, che non si lasciano intimorire da queste dive kitsch vanesie e capricciose. Urrà per Arisa.
Cara la mia matrona cafona Simona, impara: dinanzi alla bellezza della semplicità non vi è orpello che tenga. Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia.
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martedì 11 settembre 2012
La tovaglia dell'Iperfutura
Mi chiamo Roberta ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese.
Mi chiamo Vittoria, di anni ne ho 30 e, da qualche mese, non guadagno nulla.
La prima affermazione non è una mia simpatica invenzione, bensì il titolo di un saggio-inchiesta sul precariato di Aldo Nove. La seconda è il mio "status upgrade".
Le storie contenute nel testo di Nove mi avevano traumatizzata. E non facevo che ripetere a me stessa: no per me non sarà così, io ce la farò, io ci riuscirò. Ma a 30 anni, disperata e disoccupata, mi sono ritrovata a varcare nuovamente la soglia dell'università, con attacchi di panico e incubi ricorrenti, per capire quanti punti delle merendine manchino nel mio piano di studi per accedere all'insegnamento. Pensavo che l'epoca della raccolta punti fosse finita. Invece sembra che sia difficile liberarsene. E soprattutto, adesso mi accorgo che, anche per me, è impossibile non terrorizzare le nuove generazioni. Senza ricorrere a Roberta. La mia storia è sufficiente a mettere in guardia qualunque sognatore incallito o quasi.
Mentre mi dirigevo verso la segreteria studenti in un ateneo che non è il mio, che non ho scelto io, e anche se piccolo, non padroneggio bene, avvezza come sono ai luoghi enormi, mi sono imbattuta in una mia vecchia conoscenza. Una ragazza che ho visto crescere. La mia amica era disorientata, si guardava intorno quasi terrorizzata perché faticava a capire da quale meandro della Micronesia fosse stata inghiottita una sua coetanea nel disperato tentativo di iscriversi all'università. L'iscrizione risulta assai faticosa, mi hanno spiegato, soprattutto perché nessuno è in grado di fornire informazioni chiare, in Micronesia, o perlomeno, ci sono molti impiegati nati stanchi che si divertono a complicare l'esistenza delle matricole. E anche la mia. Malcapitati unitevi.
Io e C. ci siamo incamminate verso la segreteria, luogo da me indicato come probabile nascondiglio della desaparecida oltreché la mia meta, e lungo la strada la fanciulla, che pensava di essere stata fortunata ad incontrarmi, mi ha illustrato i suoi progetti per il futuro. Sapevo già che ha intenzione di trascorrere un anno all'estero prima di iscriversi ad un esamificio qualunque. Per questo l'ammiro molto. Ma ignoravo del tutto la sua facoltà preferita così come lei era all'oscuro del funzionamento dell'università. "Come funziona quindi?", mi ha chiesto ingenuamente. "Come se dovessi prendere una tovaglia omaggio all'Iperfutura. Quando hai raggiunto 180 punti, la laurea è tua. Ad ogni esame corrispondono dei punti, se superi l'esame sono tuoi, fino a che non arrivi a totatilizzarne 180, considerando anche la tesi e il tirocinio. Questo per la triennale. Per la tovaglia specialistica poi sono sufficienti 120 punti".
C. ha sgranato gli occhioni neri sottolineati di verde e ha esclamato: "Ma davvero?". "Sì". Lei vorrebbe studiare antropologia culturale, mi ha detto. "Disoccupazione assicurata", ho commentato, caustica. Ma non si possono stroncare i sogni degli altri, anche C. ha diritto di sperare( come è accaduto a me dinanzi alle verità messe nero su bianco da Aldo Nove) che per lei non sarà così, che ce la farà, tanto più che LEI appartiene ad un'altra generazione ed è disposta a spostarsi e ad apprendere al meglio una lingua straniera. Meglio aggiustare il tiro quindi.
"E'giusto che tu faccia quello che ti piace, che ti interessa, perché lo studio è comunque sacrificante e i sacrifici li fai solo per ciò in cui credi. E poi hai l'opportunità di imparare bene le lingue e di viaggiare, sfruttala al meglio!". Soprattutto per non tornare in Micronesia o nell'Italia disorganizzata dove capita ancora che le segreterie studenti chiudano le porte perché qualcuno si adira, e ti forniscano i numeri degli uffici sbagliati.
La ragazza però ha le idee chiare. Prima di entrare nel mondo del lavoro, ha già compreso ciò che noi trentenni abbiamo scoperto solo all'ottavo stage. "Tanto qualsiasi cosa fai, oggi il lavoro te lo devi inventare". Giusto. Perciò meglio seguire i propri interessi e provare a costurire da sè la propria felicità. In bocca a lupo C.
Lei si allontana ancora un po'frastornata e confusa, e io mi domando quanto mi costerà la nuova raccolta punti e se questa tovaglia dell'Iperfutura verrà riposta come le altre nel cassetto vitae (e nascosta all'occorezza nell'armadietto dei titoli occulti in presenza di un Himler HR che epura i "troppo qualificati") oppure se servirà a qualcosa, se in questo paese lo studio tornerà ad esssere apprezzato e remunerato degnamente. Ho i miei dubbi. This is the question.
domenica 9 settembre 2012
Il programma della giornata
Non avevo mai avuto bisogno di scrivere le cose da fare durante la giornata, sì insomma di programmare in qualche modo il mio tempo. Mi veniva abbastanza naturale. Ora, invece, è diventato quasi necessario prendere carta e penna e annotare il da farsi, altrimenti mi disperdo in attività inutili. Campionessa in arrampicata sugli specchi, scalata di monti impossibili che crollano al mio passaggio, e archiettetto di labirinti dai quali neanche io so uscire. Eccomi. Presente. Potrei inserire queste nuove qualifiche nel mio cv, chissà che a qualcuno non interessino. No, è meglio di no, va a finire che anche questa volta risulto essere troppo qualificata per il lavoro che non c'è e il generoso donatore di lavoro non mi concede neanche un misero colloquio. Tornando a noi, ho sempre preso in giro le compilatrici di liste. Le persone così ordinate, o meglio diligenti, da pretendere di mettere ordine persino nelle loro esistenze. Non che le mie varie vite, dico quelle precedenti a questa, siano state particolarmente incasinate, sì in una in particolare facevo molte cose, ma riuscivo a conciliare tutto (casa, lavoro, studio e scrittura). Poi, come spesso accade, sono cambiate un po'di cose e caos fu. Adesso ho deciso di dare una svolta. Forse perché siamo a settembre. L'estate è finita. Ed è arrivato il tempo di tornare alla vita normale. Così, adesso, faccio un po'come Rory Gilmour, la protagonista del mio telefilm preferito (Una mamma per amica). Annoto su un foglio tutti i miei impegni e li depenno in corso d'opera.
Mi sono rimpromessa in ogni caso di non scadere nella programmazione della giornata da Villaggio turistico. Che fa molto Rain Man. In collegio mi dava noia il menù fisso della settimana, il pesce del venerdì e la pizza e le uova del mercoledì sera, figuriamoci se di colpo mi ritrovassi ad essere completamente padrona del mio tempo e della mia giornata, scandita in precedenza da me, e dovessi rispettare pedissequamente quanto annotato su un foglio la sera precedente. Lo posso tollerare per la scrittura, per lo studio, e magari per altre attività, ma per il resto è alienante.
Non voglio diventare come una mia stramba coinquilina che ogni sera stilava il programma del giorno dopo e, se non rispettava gli orari imposti alla sua parte bambina dalla sua Signorina Rottermeier interna, si fustigava. Ancora ricordo la sua "lista". Mattina: ore 7:00: mi alzo. Ore 7:30: Faccio colazione (senza lavare la tazza che quella lascio nel pozzetto e se la vedono quelle sfigate della mie coinquiline studentesse, questo non c'era, ma evidentemente lo pensava). Ore 8:00: esco. E così via. Aveva programmato persino la pausa pranzo: ore 13: pranzo. Ore 13.20: leggo il giornale...TERRIBILE! Lei pensava di essere razionale, organizzata e ordinata. Eppure faceva acqua da tutte le parti. Il programma del campo di concetramento teutonico ad esempio non comprendeva la corvè. Alle pulizie la donna perfetta si sarebbe dedicata quando capitava, cioè quando la sua scrivania sarebbe stata sommersa dalle stoviglie sporche e uno stuolo di parassiti nato, cresciuto e pasciuto nel suo antro puzzolente, era sul punto di divorarla.
La strada verso la santità è lunga e faticosa. E non fa per me. Un po'di ordine nella vita, però, non guasta. Perlomeno se vuoi ritornare a combinare qualcosa e non puoi sperare che sia un impiego a scandire il tuo tempo. Anche in questo caso vige il fai da te. E allora, che lista sia. Con moderazione.
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