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martedì 12 marzo 2013

Miracoli

Ci vuole molta forza, tanta forza, a volte, per andare avanti. Una mattina ti svegli, ti butti giù dal letto e decidi che devi risolvere il tuo grande problema, che a guardarlo in volto ogni ora ti appare sempre più grande. Ma nell'istante in cui lo affronti di petto e gli lanci la sfida definitiva, si rimpicciolisce di colpo. E quell'ostacolo insormontabile, che proprio non ti riusciva di superare, e pensavi di aver archiviato per sempre, diventa l'unico da saltare per raggiungere un traguardo. Non importa se per andare avanti devi tornare indietro, ogni ritorno non è mai identico a sé stesso, perché sei tu che sei cambiato. A volte la vita non è poi così bastarda e se siamo fortunati ci dà persino la possibilità di recuperare, di migliorare e affrontare in maniera diversa ciò che non eravamo stati in grado di gestire in precedenza. A volte, sempre la vita, sì ancora lei, ci regala degli angeli, delle persone che prima non c'erano e che ci illuminano il cammino, che con il loro sorriso e la loro presenza, il loro amore e calore infinito, ci danno la forza per essere ciò che siamo davvero, ci spronano a tirare fuori il meglio di noi, a credere in noi stessi. Sono le persone speciali, quelle che riescono in un'impresa che tu, da solo, in 30 anni, non eri stato in grado di compiere. Forse perché pensavi che non ne valesse la pena, forse perché ti nascondevi dietro i tuoi limiti, trovavi inutili alibi e non ti importava affatto di essere migliore perché sapevi che alla fine della corsa non avresti trovato nessuno ad abbracciarti. Nulla aveva molto senso prima, nonostante tutti gli sforzi, nonostante la passione, la missione. Ti mancava qualcosa: una motivazione. E'proprio nella confusione e nei momenti di maggiore disperazione che avvengono i miracoli. Ma non accadono mai da soli.

domenica 12 febbraio 2012

Vedi alla voce: AMORE

Noi donne siamo esseri assai complicati. Volubili, capricciose e cangianti. Ma la cosa peggiore che ci possa capitare, o meglio ciò in cui siamo più brave, è l’arte del fantasticare. Spesso confondiamo la realtà con la fantasia anzi, peggio, vorremmo che il reale si piegasse ai dettami del nostro pensiero. Questo accade soprattutto con gli uomini. Ci capita di confonderci, fraintendere e vedere l’inesistente. Li osserviamo a lungo, sezioniamo i loro discorsi, analizziamo sillaba per sillaba le loro parole e trascorriamo interminabili serate con le amiche a parlare di loro fino a che non abbiamo redatto e sottoscritto il documento finale della riunione: l’ermeneutica del malcapitato. Che uomo sventurato colui il quale ha accidentalmente attirato la nostra attenzione, qualora noi apparteniamo al genere di donna che vuole la fantasia al potere! Costui si troverà appiccicato addosso un personaggio che non gli appartiene.
Ma procediamo per grado. Esaminiamo le varie produzioni artistiche del cervello femminile:
1 Amico che diventa probabile fidanzato: L’esperienza, mio malgrado, mi ha insegnato che se un uomo ti vede come un’amica sei un’amica e basta, eccetto rari casi di fabiovolismo, trombamichismo-legalizzato. Ma la cosiddetta “tromba-amica” ha un status a sé stante da non confondere assolutamente con l’AMICA.
L’amica, per un uomo, è un ente asessuato. Un qualcosa di etereo da venerare e rispettare come e forse anche di più di una sorella. L’Amica è colei che dispensa consigli, la confidente, la mamma, la compagna di giochi, studio e chiacchiere. L’AMICA ha una sua vita, un suo fidanzato, suoi orari e altri mille fattacci suoi. All’amica ti mostri esattamente come sei, senza remora alcuna. Non hai bisogno di vederla e sentirla di continuo. Non devi starle appiccicato, attaccato. Non ti manca il suo calore, il suo odore, la sua bocca quando lei non c’è. Non attendi con ansia la sua telefonata e non ti scervelli pur di averla accanto a te, fosse anche solo per un’ora. Se l’amica chiama e tu non rispondi perché hai altro da fare, la richiami quando puoi, anche il giorno dopo. “Non fa nulla, capirà. E’un’amica”, pensi.
Difficilmente una donna AMICA diventa FIDANZATA. Perché lo sguardo dell’uomo è diverso. Quando vi diranno “tu per me sei solo un’amica”: arrendetevi, non c’è speranza! Non vi desiderano, non vi vogliono, non fate per loro. Non c’è nessun doppio senso, nulla da ricamare, setacciare, interpretare. Noi siamo DONNE, loro sono UOMINI. Funzionano come i cani: ho fame= mangio la pappa. Ad ogni azione corrisponde una reazione e nessuna interpretazione. La mente maschile è semplice. Manichea. Frasi nominali, periodi brevi e illuminanti. SE SEI AMICA SEI AMICA E PUNTO. E lasciate perdere quella vostra zia, che ha visto mille volte Harry ti presento Sally, e che con sguardo sognante- occhi a cuoricino e ciglia alla Bambi- vi prospetterà un radioso futuro insieme. Vostra zia MENTE. Vostra zia è un venditore di illusioni a buon mercato. Uno spacciatore di palliativi affettivi. Guardatevene bene: i film causano dipendenza! Quando, poi, la stessa zia vi dirà che nella pellicola hollywoodiana lui e lei sono amici e alla fine si mettono insieme, ricordatele che Harry sin da quando aveva conosciuto Sally avrebbe voluto portarsela a letto. Ergo, ne era attratto. E fatele rivedere il pezzo in cui Harry parla dell’amicizia fra uomo e donna. Vostra zia sarà disarmata. Dovrà arrendersi all’evidenza: quando è amicizia e basta, senza secondi fini, rimane tale a vita.
2 L’uomo perfetto: lo vedo per strada, è molto carino, mi piace. Lo conosco, magari con una scusa. Non ci parlo, non ci esco, lo osservo e provo ad immaginare la sua vita. So che lavoro fa, magari è anche un mio collega, ma non so nulla di lui per poter dire di stimarlo, apprezzarlo, adorarlo. Eppure in un attimo lui diventa il mio mito. Perfetto in ogni campo dell’esistenza. Impeccabile, intelligente, serio, erudito, assennato, virtuoso, generoso...INUMANO. Un personaggio da cartone animato della Disney, così inamidato che a confronto con lui il principe azzurro si rifugerebbe sul lettino di un Crepet qualunque. Alla descrizione manca, però,l’ultimo aggettivo, il più importante per noi novelle Cenerentole: INNAMORATO. Che non mi sembra un dettaglio da poco.
La storia d’amore ricamata sulle lenzuola del nostro corredo è pregiata, sublime. Giorno dopo giorno la arricchiamo di nuovi particolari, desunti dall’analisi attenta e puntuale dei gesti e delle espressioni del nostro Adone, gli ascriviamo qualità che non possiede, passioni che non coltiva, intelligenza di cui non è dotato, affetto nei nostri confronti che non nutre assolutamente, o perlomeno non come noi vorremmo, tralasciamo di notare le altre donne alle quali si accompagna, che invita a cena( e non al cinema quando è da solo e non sa con chi uscire), che va a prendere e riaccompagna a casa, che tratta con garbo ed educazione, e dalle quali non si sente assediato, perseguitato, infastidito, anzi. Ma noi, accecate, non vediamo nulla di tutto questo. Lo riempiamo di attenzioni, regali. Lo soffochiamo e lo rimproveriamo quando ci accorgiamo che si comporta diversamente da come avevamo stabilito. Che va fuori traccia, fuori trama. Sconvolge i nostri piani. Il protagonista disobbedisce al narratore onnisciente, all’amante totalitaria, alla donna con lo scettro, alla zarina esigente e possessiva. Alla presuntuosa e prepotente autrice di un romanzo liberticida.
Tutto questo non è amore ma governo incontrollato della signora Ragione. E’lei che, in base a parametri standard, sceglie la sua preda e la dota della vita desiderata. Pertanto,prima o poi sugli schermi mentali della donzella in questione apparirà la scritta: The End, Game Over.
La donna tradita dal personaggio della sua favola d'amore piange come una bambina alla quale un cugino dispettoso ha appena svelato che non esiste babbo natale. E’adirata, arrabbiata, rancorosa. Ce l’ha col genere maschile. Se potesse, progetterebbe una soluzione finale. E se la prende con la vittima sacrificale del suo non amore, lo insulta, lo perseguita, piccona il monumento che ha eretto in suo onore. Eppure perde la dignità pur di non rovinare la sceneggiatura smielata a cui ha lavorato per mesi. Ma non disperate: alla fine anche la sognatrice più tenace si arrende. Si struggerà per ore, giorni, mesi forse anche anni, e smetterà di farneticare solo quando incontrerà un uomo che le farà battere realmente il cuore. Allora forse, dico FORSE, sarà amore.

3 Io Candy, tu Terence: La sindrome della candida infermiera di solito colpisce le donne più altruiste, generose e coraggiose. Non c’è soluzione, la donna idealista è destinata a soffrire. L’intrepida passionaria, infatti, è convinta di poter cambiare tutto e tutti con la forza del suo amore. L’amore per lei è una missione, una vocazione, un atto rivoluzionario. E il candidato prescelto è meglio che sia molto diverso da lei. Se lui è inaffidabile, disinteressato, problematico, misterioso, un po’depresso, fragile ma furbetto, è tanto di guadagnato.
Lui è il classico uomo a cui fa comodo avere una cara amica disponibile e premurosa che non lesina attenzioni e premure, certa che, alla lunga, un giorno, riuscirà a far finalmente breccia nel suo cuore. Lei sta sempre lì ad aiutarlo, sostenerlo. Gli fa compagnia quando lui è solo. Lo ascolta. Lo sorregge. Trova semplici soluzioni ai suoi problemi inesistenti. Attira l’ira e l’invidia delle pretendenti e lui magari la usa per farne ingelosire qualcuna. Tanto, per lui, è solo un gioco. Intanto la scema si innamora di un uomo che non c’è ma che ci sarà quando, grazie alla sua dedizione, lui cambierà. Diventerà forte, maturo, sicuro e risoluto. Non si sveglierà tardi per andare a lavoro. Non si dimenticherà del compleanno e dei guai di nessuno. Non penserà più solo agli affaracci suoi. Non avrà difetto alcuno. Sarà paziente, affettuoso, gentile, garbato e premuroso e ricambierà tutti gli sforzi profusi dalla paladina dei buoni sentimenti impalmandola per sempre e accompagnandola all’altare. Che stolta la nostra infermiera! La storia di Candy Candy non deve averle insegnato niente.
Da bambina una scena di quel cartone mi ha traumatizzata: quella sfigata con i codini biondi si infila un abito rosa molto elegante e va ad assistere alla prima del suo caro “amico” Terence, l’attore bello e maledetto, lo stronzo per antonomasia di cui tutte vanno in cerca per saziare quell’atavico istinto masochista tipico della contorta psiche femminile. Dopo lo spettacolo, Candy resta ad aspettare Terence fuori dal teatro e viene assediata da uno sciame di fan impazzite, lui non la vede neanche (figurarsi, manco fosse Johnny Deep!) e va via con Susanna, un’attrice bella, ricca e viziata(insomma il contrario di Candy: povera, buona ma sfigata). Le fan corrono dietro al loro idolo, Candy nel vano tentativo di attirare l'attenzione di Terence viene investita da un tornado di menadi urlanti, e la puntata termina con un impietoso fermo immagine: la lentigginosa infermiera in lacrime con in mano una scarpa, i codini discinti e l’abito a brandelli. Anche se avrei capito solo da grande le conseguenze emotive di un finale del genere, di fronte a quella scena avevo una gran voglia di piangere. Per fortuna nei cartoni animati, dopo la burrasca, torna a splendere il sole. Ad un certo punto del cartone, infatti, l’amore trionfa: Candy e Terence si mettono insieme. Sembra che la cosa funzioni, che finalmente lo zelo della bimba bionda sia stato premiato ma…Susanna ci mette lo zampino. La figlia di papà salva la vita a Terence e finisce in ospedale poco prima della messa in scena di Romeo e Giulietta, proprio quando finalmente i due innamorati, Candy e Terence, si sarebbero ritrovati. L’attore si sente in debito con la sua collega, lei sa di essere un peso per la coppia di fidanzatini e, piuttosto che renderli infelici, preferisce togliersi la vita. Ma Candy, che è brava, buona e sfigata, la ferma (naturalmente!) e rinuncia a Terence.
La vicenda si conclude come è giusto che sia: lo stronzo bastardo è stato incastrato dal destino e ha pagato per tutte le sofferenze arrecate alle sue mille amanti, compresa l'infermiera modello la quale, tuttavia, dopo tanti amori sbagliati e disavventure proprie e altrui ( parliamoci chiaro: Candy porta una sfiga pazzesca, tutti quelli che le si accostano hanno incidenti, muoiono, rimangono invalidi… E’quasi peggio di Berlusconi!)riesce a trovare l’uomo adatto a lei che ricambia il suo amore e la rende felice. Il suo nome è Albert. Che poi è un Anthony- primo storico fidanzato di Candy: bello, buono, dolce e generoso: uno zucchero filato che naturalmente appena si fidanzata con l'orfanella muore cadendo da cavallo. Poi non ditemi che Candy non porta sfiga!- terencizzato: un principe hippy.
Albert si prende cura di lei, fra le sue braccia Candy si sente protetta, tranquilla, amata. Albert non è stato scelto, non si è messo in mostra né ha attirato l' attenzione di Candy perché aveva bisogno di una psicologa h24. Albert è semplicemente piombato nella vita di Candy e l'ha presa per mano. L'ha aiutata a rialzarsi e le ha dato tutto ciò di cui lei aveva bisogno. In una parola: l'ha amata....

Perciò, care donzelle, non affannatevi. State tranquille, serene, e ben attente. Aprite gli occhi, le orecchie e il cuore. In amore non c’è ragione, non c’è ideale, ma solo caso, irrazionalità, realtà e accettazione. “L’amore non si sceglie si viene scelti”, l’ho sentito dire ad un sacerdote in chiesa durante un matrimonio. “L’amore- ripeteva il prete- è essere attratti da qualcuno: tu non sai dire il perché ma senti di voler stare con quella persona, di voler condividere tutto con lei”. Negli occhi della ragazza che quel giorno è salita sull’altare ho scorto la felicità. Lei era serene tra le braccia del suo lui e non avrebbe voluto essere in nessun altro posto al mondo. Allora pensai che il sacerdote in fondo avesse ragione, ma mi basavo solo sull'esperienza altrui, in qualità di osservatore esterno. Oggi, invece, ho la prova provata che è così.
L'amore accade. E'un piacevole fuoriprogramma. Non c'è scelta. La Ragione si tace e il cuore prende il sopravvento. Se le donne che si ostinano a voler gestire l’ingestibile, a mettere ordine dove regna il caos, per paura in fondo di lasciare andare la vita perfetta che si sono create, di mettere in discussione le loro certezze, e di scoprire la loro vera essenza specchiandosi negli occhi e nell'anima di chi le ama, lo capissero, eviterebbero tante inutili sofferenze. E, soprattutto, se prima di pretendere di amare gli altri si amassero di più magari, avrebbero un atteggiamento meno masochista nei confronti dei sentimenti. Ma per capire il vero significato della parola amore, prima si deve passare attraverso la sua negazione.
Alcuni consigli biblioterapeutici e non solo:
Lucia Etxebarria: Ya no suffro mas por amor- Io non soffro per amore- edizioni Tea.
Massimo Gramellini: L'ultima riga delle favole, Longanesi editore.
Hermann Hesse: Favola d'amore, le trasformazioni di Pictor, ed. Nuovi Equilibri e Demian, Oscar Mondadori.
Alain De Boton: Esercizi d'amore,ed. Guanda (consigliato da Martina Pagliuca)
David Grossman: Che tu sia per me coltello, Oscar Mondadori.
Da vedere: La verità è che non gli piaci abbastanza e Amore e altri disastri(sono film scemi, ma contengono alcune verità).
Da ascoltare: Io, chiara e l'oscuro. (In onda tutti i giorni su Radio2 alle ore 10, i podcast sono scaricabili dal sito http://www.radio.rai.it/radio2/iochiaraeloscuro/).

venerdì 21 ottobre 2011

Beate le shampiste

Scorrere di continuo le pagine nere del Portaportese fa male agli occhi. Continuare a mandare lettere di presentazione e cv a fantomatici datori di lavoro che, il più delle volte, non rispondono, è alienante. Ma se non lo fai ti prende l'ansia. Perché pensi che stai perdendo ore decisive per trovare un lavoro. Poi, però, ti domandi a cosa serva, se alla fine anche per il mondo del lavoro-generico s'intende- sei troppo qualificata.
Sostanzialmente funziona come con gli uomini. Per alcuni, quelli più scadenti di solito, o quanto meno affetti da un'infinità di complessi tale che quando entrate nella loro auto per la prima volta sentite una strana musica, e non è la radio né un'allucinazione, ma la loro orchestra interiore che esegue aria sulla V corda, e prelude ad una serie infinita di cadute di stile alla quale voi, rincretinite, non dare alcun peso salvo poi ripensarci in seguito e domandarvi:"Come ho fatto a non accorgermene prima?"...Sì insomma, per questi casi disperati di mezzi uomini, abituati a Cat Woman e Shampoo Girl, voi sarete naturalmente "Troppo" e quindi vi scaricheranno con la solita solfa (la sentirete perché i maschi in queste cose sono variegati come gli abiti della Benetton: cambiano solo i colori ma il capo è lo stesso) della ragazza da STORIA, del "non ti merito", e in taluni casi, assai rari, se portati all'esasperazione, arriveranno ad ammettere la dura verità:"Preferisco una shampista a te!".
Ora dovremmo, per intenderci, accordarci sul significato del termine "shampista". La signora in questione è quella tipologia di donna, generalmente mononeuroide, tutta tacchi, lampade e cinepanettoni, che non è abituata a pensare e, conseguentemente, a parlare, facendo discorsi di senso compiuto. Un manna da cielo per un essere umano di sesso maschile che, notoriamente, quando ha una fanciulla davanti pensa solo ad una cosa. Perciò voi che amate le ciarle, le confidenze, la complicità, e magari il cinema, il teatro e- cosa imperdonabile- i libri, verrete scartate ben presto. Dangerous woman.
Le vostre amiche vi consoleranno dicendo che lui non vi meritava, che non valeva nulla, che era persino invidioso di voi, ma voi vi sentirete comunque Ugly Betty e vi rammaricherete di aver passato il vostro tempo a leggere e guardare film, quando potevate starvene comodamente sedute in poltrona a farvi le unghia ingollando litri di lacrime dei Nemici di Maria De Filippi ops... Amici. Ecco, la stessa dinamica si ripete sul lavoro.
A livelli alti sei tu che paghi loro per lavorare ma per loro i tuoi titoli non sono mai abbastanza quindi, prima di prenderti in stage, non retribuito naturalmente, ti propongo di seguire un corso, a tue spese, per accedere al Grande Fratello degli stagisti. Il migliore, il più motivato di tutti gli sfigati, potrà restare in azienda, per finire poi in strada dopo tre mesi e ricominciare la trafila di cv, lettere di presentazioni, colloqui e umiliazioni.
A livelli bassi, ovvero per lavori generici, o comunque molto lontani da ciò per cui avete studiato, anni luce dalle vostre aspirazioni, vi imbatterete in persone che vi faranno sentire in colpa per esservi diplomate col massimo dei voti. E sentirete nella vostra testa una vocina melliflua sussurrare:"Invece di stare 14 ore sui libri,avresti fatto meglio ad uscire col giocatore di basket della V C...Te lo dicevo io....". Appunto, ma ormai il giocatore si sarà sposato e voi, che avete passato la vostra esistenza sui banchi, cominciate ad architettare il vostro suicidio. "Beh, potrei salire su una pila di libri di Dostoevskij e Tolstoj e lanciarmi dal tetto del mio palazzo, almeno la cultura mi servirebbe a qualcosa, non sarebbe tutto perduto", penserete. Ma non è il caso di arrendervi così, senza lottare.
I personaggi dei romanzi e dei film che abbiamo amato di più ci insegnano che vi sono mille modi per aggirare gli ostacoli, qualora non possiamo superarli, e ottenere comunque ciò che desideriamo senza che lo strano mondo, in cui, nostro malgrado, ci troviamo a vivere, ci si rivolti contro. E'sufficiente mentire, falsificare, taroccare il nostro cv a seconda dell' annuncio di lavoro al quale avete deciso di rispondere. Questo almeno in campo lavorativo...E che Quelo ce la mandi buona!
Per quanto riguarda gli uomini, vi avverto: non c'è rimedio. Partendo dal presupposto che la loro intelligenza è meno sviluppata della nostra a prescindere, sarete costrette a fare un'accurata selezione e a scegliere, sempre che non siate particolarmente fortunate, il male minore, sperando che l'aspirante compagno ideale non vi scarichi, dopo qualche tempo, per una shampista o che non vi abbia scelto come amante perché a casa ha la cameriera-gheisha che lo aspetta.
Il proverbio secondo il quale dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna è passato di moda. Ormai dietro a un grande uomo c'è un'associazione a delinquere di stampo shampistico con l'aggravante della gatta morta...
Lasciate ogni speranza, o voi, povere illuse.

lunedì 25 luglio 2011

Nessuno è come Saviano

"Ormai donna, sciupai i primi anni della giovinezza paragonando gli uomini che via via conoscevo ai miei eroi: rifiutandoli perché non somigliavano affatto ai miei eroi" (Se il sole muore, Oriana Fallaci). Oriana Fallaci, la più grande giornalista italiana, passionale e coraggiosa, profonda e creativa, tranchant in ogni sua manifestazione, non poteva certo accontentarsi di un codardo da quattro soldi. Nel 1965 segue gli astronauti americani che si preparano a sbarcare sulla Luna e ne viene fuori un romanzo autobiografico, un lungo reportage sugli esploratori dello spazio. Ma la sua permanenza tra gli astronauti, dipinti come gli eroi del nuovo mondo, è anche un momento di riflessione sulla sua vita. Il romanzo della Fallaci, infatti, è una lunga epistola inviata a suo padre, il quale guarda con scetticismo all'uomo sulla Luna. Oriana, che a 14 anni ha conosciuto i protagonisti della Resistenza e li ha amati e ricercati per tutta la vita, non disdegna gli eroi degli anni '60. Ma continua a vagheggiare e a ricercare i suoi idoli. Uomini guerrieri che sembravo usciti dalle pagine dei grandi romanzi d'avventura. Uomini ai quali l'uomo dei suoi sogni, l'amore della sua vita, non poteva non assomigliare. L'immagine del suo uomo ideale tagliata sull'eroe della resistenza ha condizionato le sue scelte successive, non a caso, l'amore della sua vita è stato un eroe, Alekos Panegulis, al quale ha dedicato uno dei libri più belli che siano mai stati scritti, Un uomo. Ma quante Oriane ci sono in giro? A quante donne, come Oriana, è capitato di scartare esseri umani di genere maschile perché non corrispondevano al loro ideale? E soprattutto: da dove vengono e quanto contano i modelli nella scelta del compagno, degli amici e degli esseri con i quali condividere la propria esistenza?
L'uomo medio è pusillanime. Tradotto: codardo: vile. Gergale: senza palle. E dimostra la sua inettitudine dall'amicizia all'amore. Uomini che non sono uomini. Uomini che ti usano, ti sfruttano e poi ti buttano via. Uomini a cui servi per colmare un vuoto in un momento e appena possono, se è necessario, ti coprono di fango, in modo da accreditarsi presso altri o altre, dileggiando te. Non uomini ma mezzi uomini, direbbe Sciascia, quaquaraquà. Troppi ce ne sono in giro. E sicuramente i nostri modelli di partenza dipendono dalle nostre esperienze, dai libri che abbiamo letto, dai film che abbiamo visto e dall'idea che ci siamo fatte di noi stesse e del mondo. La madame Bovary che è in noi prima o poi viene fuori, ma in senso positivo. Anche perché, mi chiedo, che vita è se non riesci a stimare l'uomo che ti sta accanto? Che razza di amore è l'amore senza stima, passione e adorazione?
Se una piccola Oriana si accompagna ad un mezzo uomo e si accontenta, perdonando le sue debolezze, fino a che si è infatuati andrà bene, ma poi? Scoppierà, è chiaro.
La donna che non teme nessuno, la donna che si espone, desidera un uomo che le somigli. L'amica che non si risparmia, l'amica che se ne frega, l'amica che è com'è, desidera un amico o un' amica che le assomigli, che la difenda quando ci sia da difenderla e che la sgridi a brutto muso quando ha sbagliato, perché lo fa per il suo bene. Non è un caso che leggendo libri, vedendo soap opera e sceneggiati in tv, guardando film e spettacoli teatrali, le squinternate solidarizzino con i coraggiosi.
Io sono stata sempre impopolare nei gusti. Ai tempi di Beverly Hills il mio uomo ideale era Brandon Walsh, giornalista, studente modello, concreto, duro e razionale. Senza fronzoli. A 13 anni e ancora oggi sarei fuggita volentieri con Luciano Ligabue, e avrei vissuto per sempre sull'isola della Tortuga con Johnny Deep. Lui andava bene anche in California, nei panni di Boston George, folle e maledetto al tempo stesso. Ma Johnny va bene sempre perché la sua follia delirante, il suo estro hanno un fascino inesauribile.
Tra i personaggi delle soap italiane quello che prediligo è Michele Saviani di Un Posto al sole. Genere: giornalista impegnato, uomo anticamorra. Onesto, pulito, semplice e determinato. E di sicuro anche un magistrato sprezzante delle forme, uno che è e non appare, e ha il culto della legge prima di ogni cosa, mi disarmerebbe subito. Questi sono uomini pregiati perché sono rari. Sono persone affidabili che danno sicurezza e non temono di esporsi, mai. Non fanno i piacioni, non ci provano con una donna solo perché è donna né hanno atteggiamenti volutamente ambigui. E se scelgono una persona sono convinti, è quella e non un'altra. Non tentennano né si pavoneggiano o sfarfallano. Sono puliti in ogni loro espressione perché sanno cosa voglio sempre e comunque. Integrità morale è la loro parola d'ordine. Insomma i tipi alla Saviano che pur di far valere la giustizia e la verità metto a repentaglio la propria vita e la propria sicurezza. Uomini che agiscono mossi dalla passione per ciò che fanno. Questa si chiama generosità. Questo è eroismo. Questa è autenticità. E'la vita vera che pulsa nel cuore degli uomini e delle donne e tracima come un fiume in piena. Straborda. Esce dagli argini. E'irrefrenabile, incontenibile, non ha limiti ed emerge, sempre e comunque. La verità non la puoi occultare per sempre. Ma mi chiedo: quanti Roberto Saviano, Peppino Impastato,Giancarlo Siani, per ritornare alla soap Luca Manara, ci sono in giro? Esistono?
Io sono fiduciosa e penso di sì, e se finora non ne ho incontrato nemmeno uno, o forse qualcuno c'era ma per vari motivi era inavvicinabile, spero davvero di incontrarlo in futuro in luoghi magari aperti dove ciascuno si può esprimere liberamente. Persone così ti cambiano la vita. Perché sono in grado di nutrire nei confronti degli altri sentimenti sinceri di amicizia e di amore, e soprattutto, come direbbero i criminali, non sono "infami", non ti pugnalano alle spalle né ti fanno trovare nei guai per favorire loro stessi o i loro padrini, mossi da invidie meschine e risentimenti spiccioli. Ad maiora semper. Anche la squinternata si innamorerà, chissà.